Category Archives: PIANGERE COL SORRISO

  • 0

CAPITOLO 09 (del 04.09.2018)

Come nella tradizione televisiva quando ci si rende conto che qualcosa non funziona e non riscontra il favore del pubblico, la si taglia… E’ così che ho

deciso di interrompere la pubblicazione della mia soap opera! Non voglio però

lasciarvi con il dubbio di come si sarebbe sviluppata, quindi voglio pubblicare il

canovaccio dell’intera storia che avevo in mente:

 

CANOVACCIO

Giulia ed Enrico sono i due protagonisti.

La prima è una ragazza “normodotata”: che sta con Gianni, ma il loro rapporto

si trascina. Giulia ha un rapporto strano con il sesso e lavora come

fisioterapista (non per missione, ma un po’ per caso anche perché prova una

specie di fastidio per i disabili, che non è proprio schifo, ma ha sempre pensato

di non essere all’altezza di convivere con la sofferenza).

Il secondo è un ragazzo disabile (tetraplegico) che si rivolge alla struttura dove

lavora Giulia per un ciclo di fisioterapia.

A lungo andare e con i sempre più frequenti incontri/sedute con Enrico, Giulia

deve ricredersi sulla sua idea di disabilità, su come Enrico affronta quella

difficile prova e si è resa conto come sia quasi più facile vivere al fianco di una

persona serena piuttosto che al fianco di una persona che vive tutto con

pesantezza.

Non solo, ma finisce anche coll’innamorarsi di Enrico.

Una sera, dopo diverso tempo che Enrico conosceva Giulia, lei trova il coraggio

di invitarlo a cena. Così escono a cena insieme (cosa per lui non scontata visto

che si vergogna non poco a farsi imboccare in pubblico) e dopo che Giulia

lasciò Gianni (pensava di essere immune a tradimenti e a cose non chiare)

cominciò la storia tutta particolare con Enrico.

Giulia fremeva anche solo quando Enrico le sfiorava la schiena (aiutato da lei

visto che da solo non ci riusciva) e aveva cambiato ottica sul sesso grazie ad

Enrico.

Un giorno però Giulia si ritrovò a pensare che le mancasse la possibilità di fare

l’amore in piedi e così cedette alle avance di un collega che la prese quasi con

forza. Il problema fu che quando le passò la mano sulla schiena non avvertì la

stessa sensazione che provava con Enrico.

Giulia mossa da un irrefrenabile bisogno di verità confessò tutto a Enrico.

Quest’ultimo non riusciva più a muovere diverse parti del corpo, ma non aveva

perso la dignità e per colpa di questa strana “bestia”, lasciò Giulia, anche se

non senza dolore.

La storia finisce con Giulia che si è resa conto di aver fatto una cazzata. Così, in

un calmo e insignificante pomeriggio, cammina triste e con le lacrime agli occhi

perché pensa con rammarico a Enrico che gli manca, ma sotto i baffi si dipinge

anche un sorriso per il bel ricordo che ha di lui.

Prende il telefono e gli scrive un messaggio per dirgli che si è pentita, ma poi

non lo invia e lo cancella.

La vicenda di Giulia ed Enrico si conclude temporaneamente con un finale non

felice.

2 GRANDI + 2 piccole


  • 0

CAPITOLO 08 (del 28.08.2018)

Quella sera quando si ritrovò a ripensare alla giornata lavorativa sentì il

bisogno di chiamare urgentemente sua madre e raccontarle di quello strano

incontro che ebbe con Massimo e che le smosse qualcosa nello stomaco.

Le raccontò di quel giovane uomo che aveva incontrato quella mattina, di come

pur avendo sentito un’infinita tristezza non avesse mai provato pena per lui, di

come avesse invidiato la luce e l’entusiasmo dei suoi occhi, di come avesse

sentito come un pugno il suo sorriso e di come, però, dietro a tutta quella

luminosità avesse intravisto una tristezza profonda e buia come un pozzo. Non

sapeva bene spiegare quella sensazione, ma era stranamente felice per averlo

conosciuto e aver incontrato la sua disabilità consapevole, ma felice. Le

raccontò come anche quella volta sarebbe stata lei a ricevere più di quanto

avrebbe potuto dare…e come le sembrava ipocrita farsi pagare per ricevere

tutte quelle lezioni di vita; curioso però che fosse stato proprio Massimo a farle

fare quei ragionamenti.

Le raccontò dei confronti che aveva fatto con Gianni, infatti aveva avvertito più

entusiasmo e gioia di vivere in un ragazzo che riusciva a malapena a muovere i

muscoli della faccia che in quel ragazzo che qualche volta dormiva con lei e

muoveva normalmente tutte le parti del suo corpo.

Le raccontò di quanto non vedeva l’ora di lavorare e confrontarsi con lui.

E sua madre non potè fare a meno di emozionarsi grazie alle sue parole e

involontariamente provò invidia e felicità per lei. Non glielo disse, ma ebbe

paura per lei: una paura che non seppe spiegarsi, ma avvertì che

quell’entusiasmo l’avrebbe fatta soffrire. Non le disse molte cose, ma le chiese

di non prendere decisioni affrettate e dettate dal sentire della pancia.

Nei giorni seguenti provò una specie di ansia mista ad impazienza contando i

giorni che la separavano dal prossimo appuntamento con Massimo.

Quella sera decise di andare a dormire presto senza neanche accendere la tv

anche perché c’era già la sua testa che non stava zitta un attimo, così nel buio

della sua stanza si ritrovò a pensare a quel Massimo che era pure un bel

ragazzo. Non bellissimo, ma che risvegliava pensieri in lei che non pensava

esistessero più. Si ritrovò, così, a fantasticare su quello che mai più avrebbe

immaginato potesse essere un qualcosa fonte di eccitazione.

La mattina della loro prima seduta si svegliò molto prima di quando aveva

fissato la sua sveglia, agitata come non mai, ansiosa di arrivare al lavoro e con

una inspiegabile voglia di farsi bella..

 

2 GRANDI + 2 piccole


  • 0

CAPITOLO 07 (del 21.08.2018)

Quella mattina Giulia si sveglio alle 6.30 come sempre e, dopo una corta

corsetta, affrontò tutte le operazioni che la condussero alle 9 a bollare l’entrata

in ospedale, senza sapere che quella mattina sarebbe andata incontro a

qualcosa che le avrebbe cambiato la vita. Quella mattina, infatti, aveva alle 9

un appuntamento nello studio del fisiatra con un nuovo paziente.

Anche Massimo dal canto suo aprì gli occhi, come al solito, verso le 6.30 e

rimase nella stessa posizione ancora per qualche minuto, cioè fino a quando

qualcuno non venne a vestirlo e prepararlo. Quella mattina non doveva recarsi

in ufficio, bensì in ospedale dove avrebbe dovuto incontrare il team che si

sarebbe occupato, nei successivi mesi, della sua fisioterapia.

Quando venne fatto entrare nello studio del dottore era accompagnato da

entrambi i suoi genitori, ma mancava ancora la sua futura fisioterapista.

Massimo era come un po’ annoiato, come se fosse un po’ deluso e convinto che

anche quel ciclo di fisioterapia, potesse sì tornare utile al suo corpo e ai suoi

muscoli, ma non migliorare il suo stato complessivo di benessere e lo stato

della sua malattia. Quel giorno quell’uomo era come un po’ scazzato, come se

fosse lì perché, se non ci fosse stato, si sarebbe sentito in colpa, era come se si

sentisse in dovere di prendersi cura del suo fisico, ma non credesse fino in

fondo che potesse essergli utile.

Quando arrivò, Giulia riempì la stanza con il suo entusiasmo e ottimismo,

qualcosa di contagioso che venne avvertito da Max non appena lei aprì la porta.

Giulia portava con sé un  sorriso a 32 denti che illuminò tutto attorno a lei, si

scusò velocemente del ritardo (anche se in ritardo non era…) e prese a

sorridere, un sorriso che anche Max, che non l’aveva ancora vista perché girato

di spalle, avvertì come qualcosa di reale. Dopo di che Giulia appoggiò una

mano sulla spalla di Max; mano che lui avvertì da subito come  molto pesante e

calda come il fuoco. Quando lei gli girò attorno e così si materializzò agli occhi

di Max,  il suo cuore saltò un battito, infatti Giulia era sì carina, una ragazza

normale, ma non era quella che si potrebbe definire una donna oggettivamente

bella (che rispettava cioè tutti i canoni di bellezza che prevedeva l’opinione

pubblica), ma apparve ai suoi occhi bellissima.

Anche Giulia quando vide in faccia Massimo ebbe un primo colpo alle sue

convinzioni, infatti quel giovane uomo non sapeva di malato, anzi, dopo

un’occhiata, decise che era proprio un bel ragazzo, con due stupendi occhi e un

sorriso magnetico.

Quando Max uscì da quell’ufficio avevano deciso tutti insieme di fare un

tentativo e si diedero un nuovo appuntamento con Giulia in palestra per la

settimana successiva.

 

2 GRANDI + 2 piccole


  • 0

CAPITOLO 06 (del 14.08.2018)

In Max convivevano due realtà opposte e ben distinte: un animo delicato e

sensibile,è uno di quelli che mangia in punta di forchett, e un altro più terra

terra…un animo ignorante… classico dell’italiano medio. Sapeva essere sì

elegante e raffinato, ma sapeva anche abbandonarsi agli istinti più basilari e di

un livello energetico molto basso. E così aveva la grande dote di saper

ascoltare con calma e attenzione, dall’altro non si vergognava di avere istinti

carnali e tutt’altro che spirituali. Per farla breve aveva accettato un’eterna sfiga

tra l’essere un “maiale” e una “persona un po’ illuminata”.

Max adorava le donne e aveva per loro una profonda venerazione, non aveva

mai pensato che fossero una serie di buchi con qualcosa attorno.

Malgrado le difficoltà fisiche, adorava scrivere e a detta di qualcuno gli riusciva

pure bene, quell’attività gli permetteva di viaggiare lontano con la testa, gli

permetteva di vivere una vita che il suo corpo non sempre gli consentiva di

sperimentare e gli permetteva di immaginare realtà che non avrebbe mai

provato.

Quella sua immobilità gli consentiva di pensare molto e con calma arrivare

dove il suo corpo non riusciva ad andare.

Quella sua immobilità era il risultato di una malattia degenerativa che lungo gli

anni della sua vita si era presa sempre più aspetti della sua autonomia. Per

colpa di quella malattia era diventato, suo malgrado, un assiduo frequentatore

delle strutture pubbliche che lui amava chiamarle ancora in modo vintage:

ospedali.

Quella sera , per esempio, era seduto sul divano che guardava la televisione

con un occhio soltanto, infatti era stata una giornata lunga e impegnativa, con

un sacco di appuntamenti e ora era un tantino stanco. Non riusciva ad

arrendersi al fatto che quel suo corpo menomato non gli permettesse più di

fare le stesse cose che faceva prima e con gli stessi ritmi di prima. Quel giorno,

dopo essersi svegliato verso le 7.00, aveva fatto fisioterapia dalle 7.30 alle 8.30,

alle 10.00 aveva avuto un appuntamento nella struttura ospedaliera di un

paese vicino al suo, dopo una seduta dalla psicologa e infine, nel pomeriggio,

un massaggio alquanto doloroso ai piedi (digitopressione) il tutto dislocato su

una zona di 50 km di raggio. Sedeva sul divano con sua madre e suo padre e

una coperta sui piedi e sulle mani… aveva sempre freddo!

Non si arrendeva all’idea di sopravvivere, ma faceva di tutto per vivere appieno

ogni secondo della sua esistenza esattamente come non si sfamava, ma

adorava mangiare!

 

2 GRANDI + 2 piccole


  • 0

CAPITOLO 05 (del 31.07.2018)

Era venerdì sera;

era il 14 marzo 2008;

rispondeva al nome di Massimo, ma tutti lo chiamavano Max;

era nato sotto il segno dello scorpione;

era una sera qualsiasi del suo 33esimo anno di vita;

era seduto sul divano davanti alla sua televisione con i suoi genitori seduti al

suo fianco, questo perché era single, infatti era un grande fautore del “meglio

solo che accontentarsi”;

aveva una copertina che gli teneva caldo alle gambe e alle mani, alle quali

aveva sempre freddo (look questo che odiava perché gli ricordava la parodia di

un vecchio Alberto Sordi…);

non era un amante dello shopping, infatti fino a quando la sedia non se la

portava da casa era un grande sostenitore dei negozi muniti di poltrone;

dimenticavo: il barbiere era un luogo che non frequentava da molto tempo e

ora aveva optato per rasarsi con la lametta da barba i pochi capelli che gli

erano rimasti, ma non era il suo problema principale…;

viveva in una bellissima casa che occupava “sulla carta” da solo, ma in cui si

era trasferito qualcuno che lo controllava sempre a vista. Una casa priva di

barriere architettoniche e con un grande e bellissimo giardino (che ovviamente

non curava lui);

adorava vestirsi con vestiti eleganti e alla moda, ma le esigenze della vita lo

facevano spesso optare per la comodità;

Max, anche se ormai riusciva a fare ben poco, lavorava tre giorni a settimana

come impiegato in un’azienda che distava una trentina di km da casa sua;

era orfano di nonni, infatti gli rimaneva solo una nonna paterna, ma quelli

materni prima di andarsene avevano avuto il tempo di donargli il terreno sul

quale oggi sorge la sua casa;

a detta della sua psicologa era anche orfano di sorella anche se era ancora in

vita, ma con la quale non aveva un profondo rapporto;

per dirla in modo non troppo indelicato, Max aveva un rapporto complicato

anche con il padre, ma la gratitudine per appoggiarlo e sostenerlo in tutte le

sue avventure era più forte di qualsiasi altro sentimento;

era pieno di iniziative e pensava a 1001 progetti da portare a termine;

(a dire il vero solo una percentuale di loro vedeva la luce, ma la non possibilità

di correre gli concedeva il tempo di pensare tanto);

per dirla tutta aveva anche la fortuna di avere una discreta possibilità

economica per portare a termine molte idee, ma spesso era la costanza che gli

mancava;

tutto ciò che riguardava il sesso gli andava decisamente a genio, era convinto

di essere un amante da 10 e lode, ma era il primo sostenitore della dolcezza.

 

PS: la prossima settimana sarò in vacanza, martedì 7 agosto non

pubblicherò la nuova puntata settimanale e quindi vi do

appuntamento per il prossimo episodio al martedì 14 agosto 2018.

 


  • 0

PIANGERE COL SORRISO: CAPITOLO 04 (del 24.07.2018)

Come ho accennato prima Giulia lavorava in ospedale, infatti era una

dipendente pubblica, una di quelle che un ministro aveva definito una

fannullona.  Più precisamente lavorava presso il centro di unità spinale, una

sezione del centro traumatologico della città (luogo dove si incontrano pochi

anziani, ma molti ragazzi che per una ragione o per l’altra non sono stati molto

fortunati dal punto di vista fisico).  Lì aveva scoperto di trovarsi proprio bene,

infatti: doveva utilizzare per tutto il turno di lavoro, e per di più per contratto,

delle comode ciabatte senza tacco;  non doveva passare davanti all’armadio

per decidere cosa indossare ma poteva mettersi addosso la prima cosa che le

capitava a tiro, tanto a lavoro si sarebbe cambiata per indossare la divisa

bianca; la presenza della mensa aziendale non le richiedeva di prepararsi da

mangiare per pranzo ogni giorno; e poi prima durante gli studi e dopo anche

durante i primi anni di lavoro aveva scoperto che quella mansione non le

dispiaceva affatto, ma soprattutto quel lavoro fatto in quel posto, che non era

proprio adibito all’ ilarità, le dava ogni giorno la possibilità di relativizzare tutti

quei problemi che inizialmente le sembrano più grandi di quanto

effettivamente non fossero. Quella “piccola” grazia che le regalavano, forse in

modo inconscio, i suoi utenti: le avevano insegnato a sorridere di più e di un sorriso più largo, autentico e vero,  oltre ovviamente a lamentarsi meno.

Provava sempre un senso di pena per quei ragazzi con le disabilità più

disparate e anche se ne vergognava ad ammetterlo pure a se stessa, una

senso quasi simile alla repulsione, ma vedendo loro e i loro sorrisi capiva ogni

giorno e sempre di più che nel mondo c’è sempre di peggio…

Quel lavoro le dava anche la possibilità di uscire dalla sede lavorativa

relativamente prestoper poter andare in palestra, andare a farsi la spesa

(attività che le piace molto: adora aggirarsi tra gli scaffali pieni di pacchetti da

scegliere), fare le faccende di casa, leggere (altra attività che adora), andare a

correre o in piscina e persino pensare di uscire la sera.

Sì le piace uscire, non per fare grandi cose o per tornare al mattino presto, ma

per andare, per esempio: al ristorante, al cinema, per fare qualche vasca e

abbandonarsi allegramente allo struscio nelle vie del centro, per andare a

prendere un gelato, per andare a prendere un aperitivo con amici o, anche solo,

per avere l’occasione di vestirsi carina (cosa che di giorno e al lavoro non

riesce a fare).

Lavora fino a tardi tutte le volte che viene richiesta la sua presenza e non si tira

mai indietro davanti a qualche ora di straordinario per continuare a mantenere

quella indipendenza economica così faticosamente conquistata.

Già perché Giulia viveva in un piccolo appartamento di una stanza con un

grande letto matrimoniale (lei ama dormire comoda, vero è che però adora il

contatto fisico ed era arrivata a un accordo con Gianni per passare 10 minuti

abbracciati, prima di allontanarla..), un bagno tutto verde e molto luminoso e

una cucina che fungeva anche da soggiorno con un grande e comodo divano. Divano sul quale, a dire il vero molte poche volte l’aveva accolta con la sua

calda copertina e una mano birichina che si intrufolava negli slip e i pensieri

viaggiavano liberi.

Viaggiavano liberi da Gianni che la prende con decisione in quei 10 minuti

quando si ferma a dormire a casa sua, a qualcuno che con dolcezza la fa

sentire bellissima fino all’estraneo che la fa sentire una donna.

Giulia non sopporta: le porte aperte (infatti essendo una tipa pratica non

capisce perché dovrebbero aver inventato le porte per poi lasciarle aperte), la

luce accesa nelle stanze vuote (ma questa fissa le deriva dal suo non

sopportare gli sprechi), il rispetto per il bene pubblico, la disapprovazione per

chi ruba, per chi pensa di essere più furbo degli altri che pagano le tasse e,

ultima annotazione anche se non ultima nella sua scala dei valori e anche se

con Gianni non sono fuochi d’artificio, il sesso: le piace tanto e anche se in quel

momento della sua vita lo vede ancora come uno splendido gioco non è detto

che prima o poi diventi  una strada per diventare mamma.

2 grandi + 2 piccole


  • 0

CAPITOLO 03 (del 17.07.2018)

Quando entrarono Giulia venne accolta da un silenzio sospetto e fece fatica a

capire cosa stesse succedendo, ma entrata nel soggiorno capì…infatti si trovò

davanti tutta la famiglia che irruppe in un fragoroso applauso. Famiglia

comprensiva di: nonni, zii e sorella maggiore con famiglie, mamma e papà che

faceva esplodere il tappo di una bottiglia di spumante.

Cinque minuti dopo, con un bicchiere di spumante in mano, Giulia trovò Gianni

che, facendo il finto imbarazzato, annuiva a suo padre, questi, dandogli delle

leggere gomitate complici, faceva riferimento a chissà quali pratiche sessuali

fosse sollazzato con sua figlia per giustificare i 10 minuti di ritardo.

A quel punto a Giulia non rimase che bere tutto di un fiato il calice che aveva in

mano, per dimenticare e per far finta di non sentire quella frase che in cuor suo

le parve più un suo recondito desiderio che piuttosto un velato rimprovero.

Venti minuti dopo invece, quando ormai tutti gli invitati avevano già le gambe

sotto il tavolo, Giulia sorprese Gianni che non capiva come suo nonno lo stesse

prendendo per il culo senza che lui se ne accorgesse.

Pensare che il nonno di Giulia dall’alto dei suoi 82 anni non prendeva più molti

canali e l’avanzata età lo autorizzava a essersi liberato da tutti quei filtri che

impedivano alle persone “normali” di non essere naif.

Ad un certo punto, infatti, si girò verso Giulia e senza neanche usare particolari

cautele per non farsi sentire, disse:

“quand’è che ti privi dell’onore di accompagnarti a ‘’sto coglione?”

(per come usava la lingua italiana, per l’ironia che utilizzava e per i

ragionamenti che faceva, veniva da chiedersi se “lo faceva o lo era”).

Quando a fine serata vedi che il nonno non vuole più tornare a casa sua perché

convinto già di esserlo, allora capisci che non ci fa soltanto.

Giulia lavora come fisioterapista presso una struttura pubblica, non tanto

perché mossa da vocazione, bensì perché al momento di scegliere con quale

università misurarsi, le parve che il numero di iscritti non fosse eccessivo e poi

in quel settore non ci sarebbero stati né sangue né troppi aghi da maneggiare.

Ad essere proprio del tutto sincera i disabili le facevano pure un po’ pena e il

pensiero più gentile che provava nei loro confronti era “meno male che non

sono al posto loro…”. Non era proprio una sensazione di schifo o avversione nei

loro confronti, ma un disagio, un senso di fastidio dettato dalla non normalità

della situazione. Non definiamola una forma di razzismo nei confronti dei

disabili, ma un’insofferenza nei confronti di quelle persone che per muoversi

hanno bisogno di ruote sotto al culo, di quelle persone che spesso non hanno

movimenti fluidi o di quelle persone che a volte hanno pure difficoltà a parlare.

2 grandi + 2 piccole


  • 0

CAPITOLO 02 (del 10.07.2018)

Giulia viveva nel suo piccolo appartamento e anche se Gianni aveva il suo

spazzolino nel suo bagno, viveva da sola. Il rapporto con Gianni non andava

male, semplicemente si trascinava stanco e come sospinto da una forza

d’inerzia.

Gianni non si accorgeva dei suoi sforzi per apparire più bella, dei suoi soldi

spesi per essere più prestante, dei suoi tentativi di risultare più desiderabile,

dei suoi molti acquisti per sembrare sempre diversa e in poche parole spesso le

sembrava di essere trasparente ai suoi occhi. Non si era nemmeno accorto, per

esempio, che si era messa a dieta per perdere quel paio di chili che aveva in

più… accumulato sui fianchi per colpa del suo profondo amore per il divano.

Facevano l’amore sempre più di rado e sovente le sembrava di sacrificare la

sua felicità, il suo sorriso e il suo sentirsi donna sull’altare di quella che

risultava essere una situazione tranquilla, una sensazione di non andare da

nessuna parte, ma avvolta da una coperta di protezione fatta di normalità che

le colorava la vita di colori smorti, opachi e privi di brillantezza.

Comportamento che Giulia aveva respirato per tutta la sua giovinezza in casa

sua e che aveva imparato fin troppo bene da sua madre, che accettava di

vivere una vita normale e senza particolari stress al fianco di un uomo  privo di

particolari entusiasmi, solo per il quieto vivere di tutta la sua famiglia e per non

venir meno a un impegno che si era presa quando forse era fin troppo giovane.

Giulia voleva un gran bene a suo padre e non gli rimprovera nulla, ma era

consapevole fosse un uomo a cui piaceva nascondersi nell’ombra, un uomo che

non amava  apparire, un uomo che accettava di accontentarsi, un uomo che

non faceva nulla più del dovuto e si accontentava di avere quel poco che gli

spettava a fronte di quel poco che faceva, un uomo che non poteva vivere

senza televisore e che preferiva di gran lunga il suo divano alla possibilità di

fare qualcosa di nuovo e sconosciuto.

Gianni era proprio uguale a suo padre e neanche si immaginava potesse

meritarsi qualcosa di meglio.

Così la terza volta che gli passava davanti mezza nuda accettò senza

arrabbiarsi, quasi come se fosse qualcosa di normale che non provasse

nemmeno a toccarla, che cercasse di fare lo slalom con lo sguardo e la testa

per oltrepassarla quando gli ostacolava la visione del televisore e che non fece

nemmeno troppo caso al fatto che, indicandole l’orologio, la invitasse a

sbrigarsi.

Alla fine Giulia, perse le speranze, si infilò un vestitino nero dalla testa con una

mossa sensuale, una sciarpona calda e molto elegante e infine un cappotto, uscirono di casa e con la macchina di Gianni, rispettando tutti i limiti e le norme

del codice della strada  (era convinta che le regole fossero state inventate per

essere rispettate, ma incominciava a non sopportare più il non uscire mai dagli

schemi di Gianni), si recarono non troppo velocemente a casa dei suoi.

 

2 grandi + 2 piccole


  • 0

PIANGERE COL SORRISO: CAPITOLO 1 (del 03/07/2018)

Era venerdì sera;

era il 14 marzo 2008;

rispondeva al nome di Giulia;

era nata sotto il segno dei pesci;

(è da quando conosco Venditti che volevo usare quest’espressione…)

era il giorno del suo 30esimo compleanno;

era invitata a cena dai suoi;

il suo ragazzo Gianni era stranamente in orario e le stava mettendo fretta;

era andata dalla parrucchiera per farsi lisciare quella sua folta chioma di lunghi

capelli castani e ondulati con naturalezza (e lui, come al solito, non se ne era

accorto…);

stava rimbalzando tra la cucina e il bagno con addosso solo il completino

intimo di colore bianco, semplice ma sexy, e arrampicata sui tacchi delle sue

scarpe rosse, entrambi frutto di un pomeriggio di shopping compulsivo;

questi due acquisti risultavano grandi novità per Giulia, infatti: l’intimo

femminile sexy era sinceramente convinta fosse stato ideato da un uomo per il

suo sollazzo visivo…(in poche parole: un modo superficiale per distrarre quell’essere stupido che è l’uomo) mentre i tacchi nelle scarpe di una donna

pensava fossero solo uno strumento di tortura, ideati da un uomo per farla

camminare sulle uova (proprio lei che era da sempre abbonata a suole di

scarpe radenti a terra);

ora che si era vista più volte riflessa nei vari specchi che aveva disseminato per

tutta la casa le era quasi venuta voglia di battersi sulla spalla per farsi i

complimenti per ciò che questi le avevano restituito agli occhi;

Giulia adorava gli specchi, che erano in grado di far sembrare più grande anche

la sua piccola casetta;

non aveva paura degli specchi come non aveva paura del silenzio, infatti

rientrando in quella sua casa, spesso vuota, non aveva mai sentito il bisogno di

accendere subito la radio o la televisione per colmare un bisogno di parole che vagassero libere nell’aria; senso di solitudine che Giulia non rischiava mai di

provare perché sempre piena di tante “cose”, tanti pensieri e tanti progetti;

Gianni era spaparanzato sul divano della cucina, le faceva fretta e non si era accorto: dei capelli stirati, del suo nuovo completino intimo bianco, delle sue

nuove scarpe rosse e neppure del fatto che stava girando per casa mezza nuda

(non aveva un fisico perfetto, ma era certa che le lezioni di step

incominciassero a fare effetto sul suo fondoschiena, il quale aveva intrapreso

una battaglia senza esclusione di colpi contro la forza di gravità) e delle scarpe

rosse col tacco (che le facevano sembrare le gambe più lunghe e slanciate di

quanto effettivamente non fossero).

Se in quella situazione lui l’avesse attirata a sé per irretirla, lei avrebbe

sicuramente fatto 1000 finte rimostranze, appellandosi al fatto che avrebbero

fatto tardi dai suoi, ma in cuor suo non le sarebbe dispiaciuto, anzi! Dopo tutto, la situazione era abbastanza disperata e tutte quelle armi, che dentro di sé

sapeva essere solo delle distrazioni effimere, potevano essere necessarie per

recuperare quello che in modo eufemistico avrebbe potuto definire un calo di

desiderio di Gianni nei suoi  confronti.

Giulia era convinta di stare all’antitesi del sesso, andava dicendo ai quattro

venti di essere negata nelle pratiche amorose, non amava parlare di sesso, aveva 1000 e 1 tabù, per lei spogliarsi in compagnia non aveva mai

rappresentato una possibilità di gioco, ma semplicemente la sequenza di

operazioni da compiere per rimanere senza vestiti addosso,

per lei il sesso era sinonimo di luci spente quindi dette tutte queste cose è

facile dedurre che era convinta di poter tranquillamente vivere una vita senza. Tuttavia era altresì convinta che quella pratica avesse l’inspiegata capacità di

rafforzare i rapporti, quindi essendo convinta che il suo  rapporto con Gianni

stava passando un periodo di stanca era disposta a tutto per non provare

quella detestabile sensazione di fallimento, che avrebbe sicuramente causato

l’eventuale fine della storia con lui.